domenica 8 febbraio 2009

Canzoncina della buonanotte


Per un anno intero, tutte le sere, qualsiasi ora fosse, prima di andare a letto accendevo lo stereo, e nel silenzio più completo, ascoltavo Augustine. Era diventato un rituale. Era come se la giornata non si concludesse se non ascoltavo quella canzone. Da un lato consolatoria, dall'altra ti buttava ancora più giù nel baratro di quello che hai perduto. Ti rigiri fra le lenzuola e ti senti dire "and now comes the tears, heavy and hot, has it comes clear, this is all we've got. As I hold you to my bed, like a cancer or a course, now".
Quando l'ascolto oggi la sento come suonava in quella casa torre del quartiere medievale, che rimbombava sui soffitti alti anche a volume basso, con in sottofondo, piano, la fontana che scrosciava sotto casa. La luce gialla dei lampioni fuori dalla finestra aperta. La musica che aleggiava nell'odore di gelsomini.

Ora la mia canzone è diventata un'altra. Una voce roca e che conosco bene l'ha sostituita. 
How?

giovedì 5 febbraio 2009

The Paintball Experience

Sveglia alle 6.30. Usciti di casa quando ancora è tutto buio. Treno in partenza da Piccadilly Train Station ore 8. Il tutto per arrivare in questo posto dimenticato da Dio, questa foresta dove gente più o meno psicopatica si diletta nel colpirsi con una pistola a gas carica di palline di vernice. A nostra discolpa c'è da dire che l'idea non è partita da noi, ma che due nostri simpatici amici di nazionalità olandese e australiana hanno prenotato il fantastico gioco in novembre. Dovendo far ritorno alle loro terre natie in gennaio hanno pensato bene di venderci la loro magica esperienza del Paintball. 
Ci mettiamo le tute, il casco. Ci spiegano che il casco non va mai tolto. Se una pallina ti colpisce in un occhio diventi cieco, se in bocca addio denti. Appena sei colpito devi urlare Hit! e andarti a posizionare oltre le linee gialle.
Il campo di gioco, anche se questo un gioco non è, è una foresta. Per terra fango e pozze di neve sciolta, perchè in questi giorni ha nevicato parecchio. Appena metto un piede per terra affondo fino alla caviglia, con le mie scarpe di tela.


Al fischio d'inizio non ho la più pallida idea di come si imbraccia la pistola e di come si tolga la sicura, perciò mi nascondo dietro un albero e aspetto.

Bilancio dell'avventura: i 35 pound peggio spesi della mia vita e un livido su un fianco grosso come un mandarino.
Alla fine la sensazione è la stessa di quando ti svegli la domenica mattina alle 8 per andare a prendere il freddo da qualche parte con gli scout. Ti domandi chi cazzo te l'ha fatto fare e sogni di essere al caldo sotto le coperte.

mercoledì 4 febbraio 2009

M. non è la verità

Con
di
ziò
ni cli
ti che.
Che
mi 
re
n dono
ste
ri le.

E se...
mi vedresti urlare 
quanto son contenta

?